Tra le cefalee, la condizione sicuramente più diffusa è la cefalea miotensiva.

Oltre ad essere la cefalea per la quale le persone si rivolgono maggiormente alla medicina di urgenza, è anche la cefalea per la quale i pazienti entrano nei nostri studi.

Le cefalee appartengon a quel gruppo di patologie definite “algie cranio- facciali”,  che possono avere una causa organica o indipendente dall’organo (stati depressivi, isteria ecc.).

Come si manifesta?

Questa si manifesta con dolore permanente o semipermanente, accentuato al mattino può attenuarsi durante la giornata ma non scompare mai del tutto.

Cefalea miotensiva 01Il dolore si irradia sulla fronte, alla nuca e/o alla zona cervicale, a volte si presenta come  “un cerchio alla  testa” o “un casco”, il paziente di solito percepisce la sensazione dolorosa come superficiale.

Tutte le azioni che aumentano la pressione all’interno del cranio, come tosse o starnuti, non accentuano il dolore, che però può essere stimolato durante le attività attentive (lavori di concentrazione, lettura ecc).

La pressione su alcune aree muscolari stimola il dolore, di solito sono punti parietali (ai lati della testa), sulla zona cervicale, alla nuca, sui muscoli della masticazione (attorno alla mandibola o sulle tempie).

Alla base di tale disturbo riconosciamo fattori genetici, comportamentali e ambientali.

È condivisa l’ipotesi che la cefalea miotensiva abbia origini periferiche (che non hanno una causa che riguarda il cranio).

Di solito sono coinvolte le prime vertebre cervicali e i muscoli che vi originano e che vengono sottoposti a contrazioni anomale (contratture, spasmi ecc.).

Le cause

La ricerca delle cause primarie o delle concause è alla base di una buona gestione di tale disturbo.

Cefalea miotensiva 02Tra i sistemi coinvolti avremo:

  • Anomalie anatomiche o funzionali delle vertebre cervicali alte
  • Artrosi cervicale
  • Tensioni muscolari anomale di tutto il tratto cervicale e della zona dorsale alta e media.
  • Squilibri posturali
  • Problemi all’articolazione temporo-mandibolare
  • Presenza di trigger points attivi (punti dolorosi muscolari che irradiano il dolore a distanza)
  • Disturbi della visione
  • Infiammazione delle cavità paranasali
  • Stress
  • Fattori psicosomatici

Numerosi lavori associano la perdita dei normali movimenti della colonna cervicale ai pazienti che soffrono di cefalea miotensiva, la meccanica intrinseca del rachide cervicale, come abbiamo visto, è tra le cause possibili.

Sono molti gli studi che associano le cefalee miotensive ad una riduzione della normale curva cervicale e ad un’estensione delle vertebre cervicali alte, con l’atteggiamento di portare il capo in vanti.

La conoscenza della biomeccanica del rachide ci fa pensare immediatamente ad una implicazione necessaria delle vertebre toraciche alte.

Vertebre che, in questo caso, perdono la loro normale capacità di movimento e creano dei compensi verso l’alto, oltre ad un aumento della cifosi dorsale.

La zona anteriore del collo sarà necessariamente da considerare, per verificare un eventuale tensione dei muscoli e delle fasce, soprattutto per l’importanza che hanno nella gestione del meccanismo respiratorio e tutto ciò che concerne il movimento del torace alto.

Gli studi sono concordi sul fatto che il miglioramento della mobilità della colonna cervicale e la riduzione della tensione dei muscoli coinvolti riduce drasticamente l’uso di farmaci da parte dei pazienti.

La tensione dei muscoli cervicali, dorsali e craniali spesso è alimentata dalla frequenza e dalla intensità degli attacchi, questo a sua volta non fa che rinforzare il circolo vizioso tra tensione/dolore.

La contrattura dei muscoli della è strettamente legato all’aumento della frequenza e dell’intensità degli attacchi.

La diagnosi

Trattandosi di problematiche che possono avere varie cause ed avendo una serie di sintomi comuni ad altre patologie, la corretta valutazione è necessaria soprattutto per capire se rientra nella competenza del fisioterapista/osteopata.

Molto spesso buoni esami diagnostici sono necessari.

L’utilizzo di test clinici appropriati ci permette di localizzare le zone anatomiche coinvolte le varie disfunzioni articolari e tessutali.

La terapia

La terapia manuale diventa di fondamentale importanza nella gestione di tali condizioni patologiche.

Ridurre le tensioni muscolari e migliorare il movimento dei distretti vertebrali coinvolti ci permette di raggiungere ottimi risultati nel minor tempo possibile migliorando sicuramente la qualità della vita dei pazienti.

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